Tutti gli articoli di FONDATION SUISA

SWISS MUSIC @ home a Willisau

Jazzfestival Willisau 2025|27-31 agosto|Willisau
La Svizzera come su un biglietto e scambio internazionale 

Dal 27 al 31 agosto si è svolta la 50a edizione del Jazzfestival Willisau – un grande successo. L’aumento degli spettatori, l’atmosfera positiva e l’entusiasmo del pubblico e degli operatori nazionali e internazionali hanno reso memorabile questo anniversario.

Con il programma pilota SWISS MUSIC @ home, FONDATION SUISA, insieme a Pro Helvetia e SONART – Musicisti Svizzeri, ha invitato esperti internazionali in Svizzera per mettere in rete musicisti svizzeri con organizzatori da tutta Europa. Anche il bel tempo ha aiutato: diversi appuntamenti di networking si sono tenuti all’aperto.

Momenti salienti:

  • Il concerto fuori dagli schemi del Zumthor’s Books & Alcohol Sextet (CH)
    Il solo con il «rubber chicken» è stato esilarante e ha strappato molte risate agli ospiti dell’industria.
  •  La passeggiata condivisa al podere biologico «Burgrain»
    Tra ruscelli e prati, il dialogo tra esperti jazz svizzeri e internazionali è iniziato in modo spontaneo.
  •  La sessione di speed dating “Svizzera da cartolina”
    Quasi – ma solo quasi! – troppo pittoresco: l’evento principale si è svolto nella splendida azienda Burgrain, molto apprezzata dagli ospiti internazionali da Olanda, Italia, Regno Unito, Danimarca, Norvegia e Spagna. Swissness sa distinguersi – non solo nella musica!

La prossima collaborazione SWISS MUSIC @ home in ambito jazz sarà al Cully Jazz nell’aprile 2026.

⚠️ Per SWISS MUSIC @ home non è possibile candidarsi: i partecipanti sono selezionati e invitati individualmente secondo il contesto.


SWISS MUSIC @ home at Jazzfestival Willisau 2025 in immagini:

Cinema in Concert

Concorso internazionale di musica per film 2025 | 2 ottobre | Tonhalle di Zurigo

All’inizio di ottobre, la Tonhalle di Zurigo sarà interamente consacrata alla musica da film.
Una straordinaria serata concertistica promuoverà nel contempo gli aspiranti compositori di musica da film di tutto il mondo, rendendo omaggio ai più importanti artisti di musica da film contemporanei e ai grandi nomi della musica da film elvetica.

Se il film fosse una zuppa, la musica sarebbe il sale. Se avete dei dubbi, pensate alla trilogia del Signore degli Anelli (musica: Howard Shore) o ai film di Pirati dei Caraibi (musica: Hans Zimmer) – semplicemente impensabili senza la loro iconica colonna sonora.

Tuttavia, i compositori di musica da film conducono spesso un’esistenza nell’ombra rispetto ad attori o registi di grande fama – ed è proprio questo che il Zurich Film Festival, il Forum Filmmusik, la Tonhalle di Zurigo, la European Film Philharmonie e la FONDATION SUISA si propongono di cambiare.


Concorso internazionale di musica da film

Il fulcro della serata sarà il Concorso internazionale di musica da film, che si terrà per la 13esima volta in questo contesto. 170 compositori e compositrici provenienti da 36 Paesi hanno messo in musica il cortometraggio WILD LOVE. Le composizioni dei finalisti – Antonio Di Iorio (USA/Italia), Mikal Grigorowitsch(Germania) e Gary Hirche (Germania) – saranno eseguite per la prima volta il 2 ottobre 2025 dall’Orchestra della Tonhalle di Zurigo sotto la direzione di Frank Strobel.

La stessa sera, la giuria assegnerà alla composizione vincitrice il premio «Goldene Auge – Beste internationale Filmmusik 2025», del valore di 10 000 franchi.


Premio alla carriera per Hildur Guðnadóttir

Hildur Gudnadóttir | ©Antje Taiga Jandrig

La giuria è presieduta dalla compositrice islandese Hildur Guðnadóttir, la cui colonna sonora di Joker è stata premiata con un Oscar e un Grammy nel 2024.
Il 2 ottobre, il Zurich Film Festival le conferirà un Lifetime Achievement Award. Inoltre, l’Orchestra della Tonhalle di Zurigo eseguirà alcuni brani selezionati della sua opera – un’opportunità rara per godersi la sua musica suggestiva in un contesto sinfonico.


«Spotlight musica da film Svizzera | Balz Bachmann

Balz Bachmann | ©Balz Bachmann

Fa parte della giuria anche Balz Bachmann, uno dei compositori svizzeri di musica da film più rinomati e richiesti a livello internazionale. L’Orchestra della Tonhalle di Zurigo presenterà una suite appositamente arrangiata con i momenti salienti della sua musica da film degli ultimi anni.

Nel 2024 Bachmann è stato selezionato da una cerchia di soli dodici compositori a livello mondiale per il rinomato programma di promozione «Spot the Composer» al Festival di Cannes. Le sue opere hanno ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio del cinema svizzero, e messe in scena a livello internazionale.

Si possono ascoltare, tra l’altro, estratti da: Die schwarzen Brüder (I fratelli neri)Stille Reserven (Riserve nascoste)Der Spatz im Kamin (Il passero nel camino)Yalom’s Cure and Las Toreras.


FONDATION SUISA Spotlight Acts degli anni passati

IFMW 2024_N. Rabaeus, S. Studer|©Sarah Kim

2024 | Nicolas Rabaeus
Compositore cinematografico e musicista svizzero, pluripremiato, noto per la sua versatilità stilistica nel cinema, nella televisione e nel teatro.

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IFMW – Mark Baechle | ©Gaetan Bally

2023 | Mark Baechle
Compositore e arrangiatore svizzero specializzato nella musica per orchestra da film, attivo per il teatro, le produzioni audio e la pubblicità.

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Marcel Vaid | ©Ayse Yavas

2022Marcel Vaid
(1967) Compositore e musicista svizzero-tedesco, ha firmato la colonna sonora di oltre 50 lungometraggi e documentari. Noto per l’accostamento di strumenti acustici e elementi elettronici. Quattro volte vincitore del Premio del cinema svizzero, docente alla Zürcher Hochschule der Künste (Università delle Arti di Zurigo).

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Diego Baldenweg | ©Andreas Rentz/Getty

2021Diego Baldenweg
Fa parte del trio di fratelli «Diego, Nora & Lionel Baldenweg», che lavora per il cinema e la TV. Coniuga universi sonori orchestrali e moderni, pluripremiati a livello internazionale.

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Adrian Frutiger

2019Adrian Frutiger
(1971) Compositore e produttore svizzero, ha composto tra l’altro per «Sennentuntschi» e «Davos 1917».

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Christine Aufderhaar

2018Christine Aufderhaar
Compositrice svizzera per cinema, TV e concerti, vive a Berlino. Vincitrice di numerosi premi, tra cui «European Composer 2008 for Switzerland».

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Fabian Roemer |©Andreas Rentz/Getty

2017Fabian Römer
(1973) Compositore cinematografico svizzero per produzioni cinematografiche e televisive come «Die Tür» e «Tannbach», vincitore di vari riconoscimenti internazionali.

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Niki Reiser | ©Simon Havlik

2016Niki Reiser
(1958) Uno dei più rinomati compositori cinematografici svizzeri. Collabora, tra gli altri, con Dani Levy e Rolf Lyssy. Più volte insignito del Premio del cinema svizzero.

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Martin Tillman | ©Martin Tillman

2015Martin Tillman
(1964) Violoncellista e compositore svizzero, stretto collaboratore di Hans Zimmer per produzioni hollywoodiane come «Il Cavaliere Oscuro» e «Pirati dei Caraibi».

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Marcel Barsotti | ©Barsotti

2014Marcel Barsotti
(1963) Compositore cinematografico svizzero con oltre 100 colonne sonore per cinema e TV al suo attivo, tra cui «Deutschland. Ein Sommermärchen» e «Die Päpstin» (La papessa).

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Jul Dillier | «Get Going!» 2022

Serie di ritratti «Get Going!» 2022

Jul Dillier, Flora Geiẞelbrecht e Bernhard Hadriga con EI GEN KLANG ⎪ Foto ©Maria Frodl



Come un percorso in un corridoio di specchi

L’uovo diventa parola, la parola diventa suono e infine un’opera d’arte chiamata «Ei.Gen.Klang». La performance multisensoriale che ruota attorno a suoni, parole e immagini è frutto del genio creativo di Jul Dillier, Flora Geißelbrecht e Bernhard Hadriga. Un contributo «Get Going!» della FONDATION SUISA ne ha agevolato la realizzazione.

Jul Dillier è un ricercatore sonoro. Guardandolo negli occhi, si notano subito la curiosità e la volitività che trapelano costantemente nel suo sguardo. Il mondo come parco giochi, come luogo di avventure, che invita a fare un’escursione topografica attraverso parole e suoni. Inutile dire che da tutto questo nascono anche interrogativi filosofici: «Volevo occuparmi dell’origine o dell’inizio, sia sul piano musicale che linguistico. Ma anche dell’inizio del mondo, della vita, dell’umanità», dichiara Dillier in relazione all’impulso di fondo di questo progetto.

Dillier proviene da una famiglia del Canton Obvaldo profondamente legata alle competenze linguistiche: «Mio padre lavorava come regista di spettacoli radiofonici, mio ​​fratello è un libraio, mia sorella è pedagogista teatrale e mia madre è logopedista.» In qualche modo, Dillier si considera ridendo la pecora nera della famiglia, poiché si è dedicato alla musica ed è diventato pianista e batterista. Restavano però le parole e, soprattutto, i suoni celati in esse.

Quando la sopraggiunta pandemia di Coronavirus gli impedisce di fare la spola tra la sua patria d’elezione a Vienna e la Svizzera centrale, Dillier decide di conseguire un master in jazz e musica d’improvvisazione a Linz. È qui che incontra la violista, vocalist e copywriter Flora Geißelbrecht e il chitarrista e videoartista Bernhard Hadriga che, oltre agli studi musicali, si era dedicato anche alla microbiologia e alla genetica. Al momento di individuare un punto di partenza per il progetto, è Flora Geißelbrecht ad avviare il processo creativo con la semplice affermazione «Das Ei» (L’uovo). «È stata una vera rivelazione, come un Big Bang, e forse non a caso il teorico del Big Bang, George Lemaître, ha utilizzato proprio il concetto di uovo cosmico», spiega Dillier.

Da qui, sono nate infinite associazioni: il suono «ei» (che in tedesco significa anche uovo), presente come dittongo in svariate parole tedesche, ha rivelato innumerevoli spazi linguistici, musicali, ma anche filosofici e storici in cui le possibilità di improvvisazione si presentavano ancora e ancora, in infiniti rimandi come in un percorso all’interno di un corridoio di specchi. Oltre ai giochi vocali, con cui da allora iniziano a destreggiarsi questi tre ammiratori di virtuosi della lingua come Ernst Jandl e Kurt Schwitters, anche altri temi diventano oggetto di riflessione: «La forma dell’uovo, l’uovo di gallina come alimento, l’uovo della donna», dice Geißelbrecht, «l’uovo offre un’incredibile quantità di punti di riferimento per i più disparati livelli semantici.» E Dillier aggiunge: «Esso è anche all’origine di innumerevoli miti sulla creazione che abbiamo preso in esame.»

Ma con un’esplosione creativa di questa portata, si corre il rischio di non riuscire a scorgere la foresta a causa degli alberi, perdendo così la visione d’insieme. Tutti ne erano consapevoli. «Ci siamo imposti in tempi relativamente brevi un sistema rigoroso», spiega Hadriga. «Il contributo della FONDATION SUISA ci ha permesso di creare una sorta di laboratorio artistico in cui sperimentare e ricercare.» Dillier prosegue: «Abbiamo utilizzato tecniche compositive e di improvvisazione per riflettere su come desideravamo implementare un determinato aspetto, in modo giocoso o narrativo, sonoro o visivo.»

Anche il nome della performance ha fatto da guida: «Ei.Gen.Klang», un gioco di parole composto da uovo, gene e suono, che nel suo complesso fa anche capire che la forma e il significato dell’uovo si muovono sempre verso il suono. Era altrettanto chiaro fin dall’inizio che il progetto si sarebbe concretizzato in uno spettacolo di un’ora. Al suono tridimensionale e allo spazio scenico è stato intenzionalmente aggiunto il fattore tempo per contenere l’altrimenti inarrestabile espansione dell’universo. E anche se «Ei.Gen.Klang» ha già fatto il suo debutto di successo a Lucerna a dicembre e a Vienna a gennaio, il trio continua a giocare con gli stati della materia in modo che la performance possa cambiare costantemente nel tempo.

Rudolf Amstutz


juldillier.ch
instagram.com/ei.gen.klang
youtube.com/@EiGenKlang

Portrait arttv
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JUL DILLIER

21.03.2022


Dal 2018 esiste «Get Going!» come offerta di sostegno della FONDATION SUISA. Con questa nuova forma di contributo alla creazione vengono incentivati finanziariamente processi creativi e artistici che esorbitano dalle categorie convenzionali. Con cadenza mensile, presentiamo individualmente gli otto destinatari del premio «Get Going!» 2022.

jazzahead! 2024 – Iscrizione


Iscrivetevi ora allo stand collettivo SWISS MUSIC ⎪ 11–13 aprile, Brema (DE)

Il mondo professionale del jazz si riunirà dall’11 al 13 aprile 2024 nei teatri e davanti ai palcoscenici showcase di jazzahead! Brema, la principale fiera del jazz in Europa. Una grande opportunità per i professionisti svizzeri della musica di fare rete: iscrivetevi ora allo stand SWISS MUSIC:

STAND COLLETTIVO SVIZZERO


I vantaggi per voi co-espositori allo stand collettivo SWISS MUSIC:

  • Accreditamento agevolato: EUR 155 anziché EUR 185 (escl. 19% IVA)
  • Più visibilità in fiera
  • Uso condiviso gratuito dello stand come piattaforma di incontro e presentazione

Lo stand SWISS MUSIC è una collaborazione tra la FONDATION SUISA, la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia e SONART – Associazione Svizzera di Musica.

Ed ecco come iscriversi:
Termine di iscrizione: 27.03.2024

  1. Creare un profilo utente e accedere:
    Per farlo, cliccare su ISCRIVERSI ALLO STAND COLLETTIVO (in basso)
  2. Iscriversi come co-espositore allo stand collettivo svizzero:
    Fornire le seguenti informazioni:
    – Co-espositore di: FONDATION SUISA
    – Numero di sconto: 6B35
    – Codice di sconto: 24R1GEMT (Grazie allo sconto, il costo di iscrizione si riduce a EUR 155.)

Dopo la registrazione, cliccare sul seguente link per accedere
al PORTALE DEI PARTECIPANTI
alle CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE

In caso di domande in merito all’iscrizione, rivolgersi a
Malena Drela:
drela@jazzahead.de

In caso di domande relative allo stand, rivolgersi a
Marcel Kaufmann:
swissmusic@fondation-suisa.ch

Qualora il numero di iscrizioni dovesse risultare insufficiente, la FONDATION SUISA e i suoi partner si riservano il diritto di annullare in qualsiasi momento la presente iniziativa di sostegno entro l’inizio della fiera.

TERMINE DI ISCRIZIONE: 27 marzo 2024

SHOWCASE


Il termine per l’inoltro delle candidature per uno showcase al festival jazzahead! è scaduto il 18 ottobre 2023.

Kaleidoscope String Quartet | «Get Going!» 2022

Serie di ritratti «Get Going!» 2022

Kaleidoscope String Quartet ⎪ Foto ©Benedek Horváth


Il Kaleidoscope String Quartet si rifiuta di seguire i dettami della musica classica da camera e negli ultimi anni ha oltrepassato i limiti in molte direzioni, facendo risuonare la propria musica nei più svariati festival (tra cui Cully Jazz, Murten Classics). La pandemia ha interrotto l’ultimo progetto «Five», che ora può riprendere vita grazie al contributo «Get Going!». Con Michael Zisman, suonatore di bandoneon, si è aggiunto un quinto membro molto interessante per continuare a muoversi su terreni inesplorati. Inoltre, il nuovo violista Vincent Brunel apporta un importante cambiamento tra i membri, che trasformerà «Five» in un progetto successivo sulla base di nuovi sviluppi compositivi.
ksq.ch

Ritratto arttv
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KALEIDOSCOPE STRING QUARTET

27.11.2023


«Dal 2018 esiste «Get Going!» come offerta di sostegno della FONDATION SUISA. Con questa nuova forma di contributo alla creazione vengono incentivati finanziariamente processi creativi e artistici che esorbitano dalle categorie convenzionali. Con cadenza mensile, presentiamo individualmente gli otto destinatari del premio «Get Going!» 2022.

CÉGIU: in dialogo con gli altri e con il proprio corpo

Serie di ritratti «Get Going!» 2022

Cégiu ⎪ Foto by ©Gian Marco Castelberg


L’orecchio come microfono e strumento, il cervello come mixer e il corpo come subwoofer percepibile individualmente: con il suo nuovo progetto «Coiled Continuum», Céline-Giulia Voser, alias Cégiu, mira a rendere la musica percettibile fisicamente. La FONDATION SUISA la sostiene con un contributo finanziario «Get Going!».

Nella musica di Cégiu, la struttura della superficie viene utilizzata solo per breve tempo, unicamente nei primi secondi di una canzone, quando entra in contatto per la prima volta con le orecchie dell’ascoltatrice o dell’ascoltatore. Dopodiché, la musica si trasforma in un vortice, in un labirinto complesso, intrecciato e tortuoso, che si fa strada nel profondo del subconscio dell’ascoltatore e gioca con le emozioni. Cégiu ha nel frattempo affinato la sua arte in tre album: in «Skinny Souls» (2016), «Restless Roots» (2019) e «Glowing Goodbyes» (2021) non solo fa crollare la Torre di Babilonia attraverso l’uso di idiomi diversi, bensì crea incessantemente nuovi intrecci acustici, ancora più sofisticati, in grado di innescare stimoli inediti sulla tastiera emotiva. È in questo modo che la 39enne della Svizzera centrale, con radici friulane e romande, riesce nell’impresa di trasferire anche ad altri la catarsi insita nella sua musica.

In «Restless Roots», una delle sue canzoni s’intitola «Il Silenzio – n’existe pas» e contiene praticamente tutti gli elementi distintivi di una composizione di Cégiu: il silenzio che non esiste l’ha vissuto in prima persona, quando la famiglia si è trasferita da un luogo insuperabile in termini di rumore del traffico a un caseggiato confinante con il parco di un castello. «Improvvisamente», riferisce Cégiu, «sono riuscita a sentire il mio stesso corpo, il suono del sangue che scorreva nelle mie orecchie.» L’angoscia che fa seguito a questa constatazione è trasposta a livello vocale in sussurri e urla e supportata verbalmente in quattro lingue. «Crescendo in una famiglia multilingue, mi sono accorta ben presto che certi stati d’animo o sentimenti si possono esprimere in modo più marcato in una data lingua rispetto a un’altra.» In «Dream on mon coeur», l’artista sussurra sulle note di un violoncello alienato, in un ciclo infinito, che vaga attraverso tutti gli stati fisici nel corso del brano.

L’effetto della musica sul nostro cervello, sul nostro corpo – anche di questo si occupa Cégiu nel suo attuale progetto, per il quale è sostenuta dalla FONDATION SUISA con un contributo «Get Going!». Il nome da lei scelto, «Coiled Continuum», la dice lunga: all’interno di questo continuum chiuso e in costante rotazione, Cégiu mira a collaborare con altri artisti creativi, trasmettendo per un’ulteriore elaborazione ciò che è già stato creato ad altri, che poi a loro volta restituiscono il risultato a Cégiu. 

«L’immagine di una spirale in continua rotazione mi affascina», dichiara. «Vorrei incorporare questo approccio a tutti i livelli del progetto, nei miei processi lavorativi, nelle collaborazioni, ma anche sul piano dell’accoglienza. Un eterno andirivieni, anche in riferimento all’effettivo principio alla base della nostra esistenza.» Cégiu è già in contatto con la musicista e produttrice Anna Murphy e con il poeta Slam Dominique Macri, ma anche con il fotografo Gian Marco Castelberg e, per il visual concept, con Bartholomäus Zientek. Ne seguiranno altri. «Poiché viviamo in un mondo fortemente influenzato dalle immagini, sono anche alla ricerca di uno scambio interdisciplinare.»

Dal punto di vista dei contenuti, il progetto ruota attorno al tema della percezione psicoacustica, di cui si è occupata assiduamente la compositrice e artista di installazioni Maryanne Amacher (1938–2009). «L’orecchio», spiega Cégiu, «non è soltanto in grado di percepire i suoni, ma anche di generarli in autonomia, con un processo innescato mediante uno stimolo.» Lo scopo è stimolare l’orecchio e il cervello a sviluppare propri suoni durante l’ascolto della musica: «Per dare vita a una nuova esperienza corporea che renda la musica percettibile fisicamente.» E non solo durante lo streaming della musica (con le cuffie), ma anche dal vivo: «Il mio sogno sarebbe quello di poter sfruttare lo spazio e il comportamento delle persone in modo tale che a loro volta mi influenzino sul palco e il pubblico diventi parte della band.» Come in tutte le opere di Cégiu, i ritmi giocano un ruolo fondamentale. «Per «Restless Roots» l’artista ha usato il rumore delle rotelle delle valigie, in «Glowing Goodbyes» quello degli insetti, e ora i rumori di sottofondo della bocca, percepibili durante i messaggi vocali, che vanno a comporre la ritmica complessa della musica.

Anche se il risultato di «Coiled Continuum» è destinato a divenire un lavoro completo sotto forma di album, Cégiu vuole utilizzare le opzioni digitali disponibili per una sorta di «Audio Diary» durante il processo lavorativo. Questa visibilità consente il confronto con gli altri e diventa pertanto a sua volta parte del continuum.Una simile modalità di lavoro, l’intensa concentrazione sul tema – tutto ciò richiede tempo e denaro. «Questa forma di sostegno della FONDATION SUISA, che non prevede risultati o tempistiche da definirsi a priori, consente un margine d’azione inimmaginabile, in cui ci si può anche concedere qualche rischio», afferma Cégiu descrivendo i vantaggi di «Get Going!». In altre parole, l’unico approccio possibile per impegnarsi a fondo senza pressioni dall’esterno.

Rudolf Amstutz


cegiu.com

Portrait arttv
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CÉGIU

17.10.2023


«Dal 2018 esiste «Get Going!» come offerta di sostegno della FONDATION SUISA. Con questa nuova forma di contributo alla creazione vengono incentivati finanziariamente processi creativi e artistici che esorbitano dalle categorie convenzionali. Con cadenza mensile, presentiamo individualmente gli otto destinatari del premio «Get Going!» 2022.

Louis Jucker | «Get Going!» 2022

Serie di ritratti «Get Going!» 2022

Louis Jucker ⎪ Foto ©Augustin Rebetez


Il cantautore Louis Jucker di La Chaux-de-Fonds si è creato negli ultimi anni un cosmo completamente autonomo. Con i suoi brani sperimentali, parsimoniosamente intonati, crea un anacronismo benefico nel mezzo di una vita frenetica. Il contributo «Get Going!» lo sostiene in un progetto pluriennale che si concluderà con la costruzione di un registratore in grado di funzionare senza elettricità. L’obiettivo è reagire alla situazione mondiale creando mezzi locali e artigianali per la produzione di musica.
louisjucker.ch


«Dal 2018 esiste «Get Going!» come offerta di sostegno della FONDATION SUISA. Con questa nuova forma di contributo alla creazione vengono incentivati finanziariamente processi creativi e artistici che esorbitano dalle categorie convenzionali. Con cadenza mensile, presentiamo individualmente gli otto destinatari del premio «Get Going!» 2022.

Hasan Nakhleh | «Get Going!» 2022

Serie di ritratti «Get Going!» 2022

Hasan Nakhleh | Foto ©Hasan Nakhleh



Groove globali – a favore della tolleranza

Il bernese Hasan Nakhleh lavora insieme al fratello Rami nel duo TootArd per trovare una simbiosi tra la musica da ballo globale e il patrimonio culturale arabo. Grazie al contributo «Get Going!» ora riesce a trovare il tempo e lo spazio per accogliere in modo ancora più dettagliato questo equilibrio tra est e ovest.

Nell’intervista Hasan Nakhleh mostra tutto il suo affetto per Berna. Per la sua bellezza e per la tranquillità che ha trovato in questa città. Nakhleh vive dal 2014 nella città federale, dove si è trasferito per amore. Dal 2021 ha il passaporto svizzero. Un documento non irrilevante per uno cresciuto nelle alture del Golan. La popolazione araba è di fatto apolide nel territorio annesso da Israele. «Il Golan», afferma Nakhleh, «è una patria ma al tempo stesso non lo è, e Berna, a sua volta, è un luogo lontano dalla mia vera patria.» 

Questa contrapposizione è la fonte principale da cui il 35enne trae la creatività per la sua musica. Scrive brani sin da quando era bambino insieme al fratello Rami, con il quale formò una band, i TootArd, che li portò a esibirsi nei club locali. Hasan ride, perché la traduzione del nome del gruppo è «fragola». «Non volevamo dare l’impressione di diffondere messaggi politici nei nostri testi. Fragola ci sembrava un nome sufficientemente innocuo.»

Il duo ha già pubblicato tre album. Il loro secondo lavoro è intitolato «Laisser passer», proprio come il nome del documento che hanno ricevuto al posto del passaporto. «Con quel documento potevamo lasciare le alture del Golan, ma se volevamo viaggiare all’estero, eravamo sempre legati a noiose domande di visto.»

Da quando è cittadino svizzero può viaggiare senza problemi, in qualsiasi parte del mondo. Mentre Hasan ama la tranquillità di Berna per il suo lavoro, il fratello Rami è rimasto nel suo villaggio natale. «Questa lontananza non ostacola la nostra collaborazione», ci spiega. Rami si occupa dei ritmi e Hasan pensa al resto, comprese le linee vocali. E come suggerisce il titolo dell’ultimo album «Migrant Birds», i due vogliono diffondere la loro contagiosa musica da ballo caratterizzata da ritmi ipnotici, melodie arabeggianti e dai colori orientali e testi dal sapore poetico che affrontano temi sociali come uccelli migratori che viaggiano per il mondo.

«Ora vorrei perfezionare ciò che abbiamo iniziato con il nostro ultimo album» spiega, intendendo che vorrebbe creare una musica da ballo globale, che possa essere capita ovunque, ma che tuttavia non rinneghi le proprie origini. Grazie al contributo «Get Going!» ora ha anche il tempo di regolare i suoi sintetizzatori analogici e digitali in modo da poter suonare quarti di tono. «I quarti di tono sono una parte integrante inscindibile del sistema tonale arabo, ma non possono essere suonati dagli strumenti a tastiera. Per questo motivo uso dei codificatori vocali che comunicano con gli strumenti via «midi», così posso modificare la voce sulle tastiere.» Dal punto di vista della composizione, la sfida consiste nel trovare il giusto equilibrio tra est e ovest, tra la sua patria culturale e il mondo nel quale ora vive e lavora.

Hasan Nakhleh descrive le esperienze che lui e suo fratello vivono ogni volta ai concerti, indipendentemente dal fatto che si trovino in Svizzera, a Londra, a Toronto, a Tokyo o al Cairo. «Ai nostri spettacoli si ritrovano a ballare insieme persone di tante culture diverse. In questo modo si favorisce la tolleranza, perché la musica in generale produce un effetto unificante. Inoltre, eliminiamo certi stereotipi, perché integriamo il patrimonio culturale arabo in una veste musicale contemporanea.»

Il contributo «Get Going!» rappresenta in questo contesto «la forma migliore di supporto che si possa ricevere», ribadisce. «Se si concede alle artiste e agli artisti la libertà finanziaria, si ottiene sempre un risultato.» Egli ritiene assai motivante anche il fatto che la sovvenzione non sia legata a un risultato concreto: «Non vi è alcuna costrizione esterna. Non devo forzatamente raggiungere un obiettivo. Quindi ci si chiede: lo voglio veramente?». Con «Get Going!», sottolinea in conclusione, gli viene data fiducia come artista. Qualcosa di veramente straordinario. «Solo questo aspetto è per me personalmente un valido motivo che mi spinge a realizzare qualcosa di buono.»

Rudolf Amstutz


tootard.com


Dal 2018 esiste «Get Going!» come offerta di sostegno della FONDATION SUISA. Con questa nuova forma di contributo alla creazione vengono incentivati finanziariamente processi creativi e artistici che esorbitano dalle categorie convenzionali. Con cadenza mensile, presentiamo individualmente gli otto destinatari del premio «Get Going!» 2022.

Simone Felber | «Get Going!» 2022

Serie di ritratti «Get Going!» 2022

Simone Felber | Foto ©Christian Felber



Danzare e cantare per la vita – con e contro la morte

La cantante Simone Felber sta lavorando a numerosi progetti per rendere la musica folk svizzera adatta al presente. E con il contributo «Get Going!» che le è stato assegnato, ora vuole anche far rivivere la danza della morte.

 Si è avvicinata tardi alla musica folk. In realtà solo durante gli studi alla Scuola universitaria di musica di Lucerna. Lì Simone Felber ha incontrato Adrian Würsch, suonatore di Schwyzerörgeli, e il bassista Pirmin Huber, con i quali oggi forma il trio «Simone Felbers iheimisch». Prima di allora, era attiva soprattutto nella musica classica, ed è stata la partecipazione al coro molto cantabile, dedicato alla musica contemporanea, a lasciare il segno su di lei. Da cittadina che ama la natura, la lucernese ha scoperto nella musica folk qualcosa che le si addice personalmente: «Nella musica cerchiamo sempre la perfezione. Ma mentre la musica classica si basa sull’idea perfetta di suono, il jazz e la musica popolare offrono l’opportunità di trovare il proprio suono unico.»

Questo suono unico si manifesta non solo nel trio «Simone Felbers heimisch», ma anche in numerosi altri progetti, come il quartetto femminile «famm» o come direttrice del coro «Echo vom Eierstock». Il mezzosoprano di formazione non si preoccupa solo di trovare un’espressione completamente contemporanea nel canto non verbale e nello jodel, ma anche, da trentenne, di esprimere un atteggiamento che corrisponda alla sua generazione. La Svizzera di oggi è multiculturale, urbana e deve affrontare problemi sociali, societari e politici, mentre allo stesso tempo la natura si ripresenta e sfida climaticamente i luoghi di origine popolare. Felber vuole che la sua musica sia uno specchio di tutto questo, mentre sospetta che la musica folk troppo spesso eluda la vita quotidiana. «La musica folk a volte mi ricorda una brochure patinata», dice e aggiunge: «Io, invece, preferisco la carta riciclata.»

Insieme al pianista jazz Lukas Gernet, ha unito le forze per il suo ultimo progetto «hedi drescht». Lì esplorano insieme la domanda «Che cos’è la patria?» e mettono in musica le loro immagini con un caleidoscopio stilistico tra musica classica, jodel e jazz. Sul palco, la raccolta di canzoni «äinigermasse dehäi» diventa una performance audiovisiva interdisciplinare in collaborazione con il collettivo teatrale Fetter Vetter & Oma Hommage, il videoartista Jules Claude Gisler e il creatore teatrale Stephan Q. Eberhard.

Per il suo progetto «Get Going!», Felber fa un ulteriore passo avanti e affronta il tema della morte, che nel recente passato l’ha toccata molto da vicino con la perdita di persone care. È particolarmente affascinata dall’atto della danza della morte. Ma chi balla questa danza? Nella musica popolare esiste il «Tänzli»: è lì che i vivi danzano tenendo presente la morte o per celebrare la vita prima della morte? Oppure è la danza della morte, come nei motivi barocchi che si possono ammirare sulla Spreuerbrücke nella città natale di Felber, Lucerna? O addirittura l’uomo condannato a morte che danza per entrare in un altro mondo? Felber ha lavorato a lungo su queste domande. «In molte culture la vita e la morte sono un processo circolare, mentre noi vediamo la nostra esistenza come un evento lineare», spiega l’autrice. «Voglio che il sentimento paralizzante che ci assale di fronte alla morte si traduca in un movimento che abbia di nuovo una via d’uscita.» 

Non sa ancora in dettaglio come il suo progetto si configurerà alla fine. «Ma immagino più un’installazione audiovisiva che permetta alle persone di confrontarsi con il tema in modo completamente individuale in un ambiente intimo.» Il contributo «Get Going!» – sottolinea – le dà la libertà e la sicurezza di realizzare questo progetto senza stress e senza troppi compromessi.

Rudolf Amstutz


Album attuale: hedi drescht – «äinigermasse dehäi»
simonefelber.ch

Portrait arttv
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SIMONE FELBER

07.06.2023


Dal 2018 esiste «Get Going!» come offerta di sostegno della FONDATION SUISA. Con questa nuova forma di contributo alla creazione vengono incentivati finanziariamente processi creativi e artistici che esorbitano dalle categorie convenzionali. Con cadenza mensile, presentiamo individualmente gli otto destinatari del premio «Get Going!» 2022.

«Get Going!» 2022 | I beneficiari

Il bando di concorso di quest’anno per un contributo «Get Going!» ha suscitato una vasta eco. Sono infatti pervenute 225 candidature provenienti da tutte le regioni del Paese e di tutti i generi musicali. Ringraziamo tutti coloro che hanno presentato le proprie idee, rendendo difficile la decisione della giuria. Sono stati infine selezionati otto progetti che riflettono a meraviglia la straordinaria diversità e vitalità della scena musicale svizzera odierna.



I beneficiari di una borsa di studio «Get Going!» 2022 del valore di CHF 25’000.- sono:

KETY FUSCO

Kety_Fusco ⎪ ©Photo by Sebastiano Piattini


La virtuosa dell’arpa ticinese ha acquisito notorietà per le sue composizioni a cavallo di vari generi musicali con cui esplora e amplia costantemente le potenzialità del proprio strumento. Il contributo «Get Going!» le darà ora l’opportunità di condurre ricerche finalizzate allo sviluppo di un elemento supplementare per l’arpa acustica in grado di superare i limiti del suo spettro sonoro. Lo scopo è di creare nuovi spazi acustici per proiettare l’arpa verso un nuovo linguaggio strumentale ibrido.
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HASAN NAKHLEH (TootArd)

Hasan Nakhleh ⎪ ©Photo by Jenan Shaker


Il bernese Hasan Nakhleh con il suo progetto TootArd persegue due obiettivi: da un lato, sperimenta le molteplici possibilità nel campo dei ritmi e del tuning, dall’altro, con i suoi Global Grooves e i testi arabi richiama in pista gente di tutto il mondo. Il contributo «Get Going!» gli permette ora di dedicare tempo sufficiente per sviluppare il sound per il suo quarto album TootArd. Tra l’altro, intende riprogrammare sintetizzatori analogici e digitali con quarti di tono su diverse scale.
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LOUIS JUCKER

Louis Jucker ⎪ ©Photo by Augustin Rebetez


Il cantautore Louis Jucker di La Chaux-de-Fonds si è creato negli ultimi anni un cosmo completamente autonomo. Con i suoi brani sperimentali, parsimoniosamente intonati, crea un anacronismo benefico nel mezzo di una vita frenetica. Il contributo «Get Going!» lo sostiene in un progetto pluriennale che si concluderà con la costruzione di un registratore in grado di funzionare senza elettricità. L’obiettivo è reagire alla situazione mondiale creando mezzi locali e artigianali per la produzione di musica.
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CÉGIU

Cégiu⎪©Photo by Gian Marco Castelberg


La musicista, produttrice e compositrice lucernese Céline-Giulia Voser ha pubblicato ad oggi tre album da solista con il nome d’arte Cégiu, nei quali si è dedicata assiduamente alla ricerca di nuovi percorsi sonori e compositivi. Utilizza il contributo «Get Going!» per approfondire il tema della percezione psicoacustica per il suo nuovo lavoro «Coiled Continuum». L’obiettivo è non solo creare musica con sonorità diverse a seconda del luogo, dell’ambiente e del tempo, ma anche di suscitare sensazioni del tutto individuali in chi ascolta attraverso la manipolazione del suono.
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SIMONE FELBER

Simone Felber ⎪ ©Photo by Christian Felber


La cantante lucernese Simone Felber, con i suoi progetti «Simone Felbers Iheimisch», «hedi drescht» e «famm», è una delle principali protagoniste della nuova musica popolare svizzera. Sul piano musicale si colloca sul confine tra tradizione e modernità, tra lo studio classico e l’innovazione inaudita. Negli ultimi anni, la perdita delle persone amate ha costretto Felber a confrontarsi più volte con la morte. Con il contributo «Get Going!» può ora approfondire il suo progetto, che contrappone la classica danza macabra alla danza tradizionale della musica popolare. Lo scopo è creare una propria danza della morte che, nella sua leggerezza, permetta una nuova visione della morte.
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MARIO BATKOVIC

Mario Batkovic ⎪ ©Photo by Rob Lewis


Mario Batkovic è uno dei compositori e musicisti svizzeri più virtuosi e conosciuti a livello internazionale. Coinvolto in numerosi progetti, il fisarmonicista bernese costruisce strumenti innovativi e sperimenta continuamente all’incrocio tra pop, rock e musica contemporanea. Per esplorare e creare nuovi spazi sonori, l’incessante ricerca, lo sviluppo, la composizione e la sperimentazione sono al centro del suo lavoro. Grazie al contributo «Get Going!», a Mario Batkovic viene ora offerto uno degli elementi più essenziali per la creatività: il tempo!
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JUL DILLIER
(Jul Dillier / Flora Geiẞelbrecht / Bernhard Hadriga)

J. Dillier, F. Geißelbrecht, B. Hadriga Foto by ©Maria-Frodl


L’obvaldese Jul Dillier si autodefinisce musicista e fonico. Pianista e percussionista diplomato lavora a numerosi progetti tra jazz, improvvisazione, musica teatrale e per radiodrammi, testi, performance e sound art. Con l’ausilio del contributo «Get Going!» nasce «Ei Gen Klang,» una performance multisensoriale della durata di un’ora, fatta di suoni, parole, immagini e sapori, che mira a risalire alle origini. In questo collabora con la violista, vocalist e copywriter Flora Geißelbrecht e con il chitarrista, videoartista e genetista diplomato Bernhard Hadriga.
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KALEIDOSCOPE STRING QUARTET

Kaleidoscope String Quartet ⎪ ©Photo by Benedek Horváth


Il Kaleidoscope String Quartet si rifiuta di seguire i dettami della musica classica da camera e negli ultimi anni ha oltrepassato i limiti in molte direzioni, facendo risuonare la propria musica nei più svariati festival (tra cui Cully Jazz, Murten Classics). La pandemia ha interrotto l’ultimo progetto «Five», che ora può riprendere vita grazie al contributo «Get Going!». Con Michael Zisman, suonatore di bandoneon, si è aggiunto un quinto membro molto interessante per continuare a muoversi su terreni inesplorati. Inoltre, il nuovo violista Vincent Brunel apporta un importante cambiamento tra i membri, che trasformerà «Five» in un progetto successivo sulla base di nuovi sviluppi compositivi.
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